Le poesie di Amal

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Bambini a Gaza

Mi abbasso verso Amal per salutarla e le sussurro un paio di parole all’orecchio. È una bambina sveglia, capisce al volo. “Ti prego, fai quella cosa”. Mi ha fatto leggere alcune poesie (“leggi per favore, perché tu scrivi”) che compone nel poco tempo che ha a disposizione, quando non deve badare ai suoi tre fratelli. La vedo quando si mette a scrivere sul davanzale dell’unica finestra che dà sulle case, per usufruire della luce che le concede la strada.

Per le vie del mondo
ti cerco speranza
e queste labbra, dappertutto
vogliono sciogliere parole
di vita.

Le ho detto che deve trascriverle in ordine, di fare in modo di farle leggere, di farmele arrivare. Male che vada userò questi versi per conquistare la luce che a lei non basta neanche per leggere.
Mi arriva una vertigine, una sensazione strana di mancamento. Sento che tra le braccia di un altro posto questi ragazzi potrebbero sicuramente riuscire a stupire il mondo, riuscire a invecchiare e morire contenti di quella vecchiaia passata a vivere. Tutto questo, lo so già, diventerà un ricordo che non lascerà pezzi per la mia strada, che cercherò di recuperare nei momenti più tristi della mia esistenza. Ho visto morire, e ora c’è un tarlo che mi rode dentro e che cerco di scacciare invano.
Ho questa netta percezione, che se dovessi leggerti i versi di Amal mi diresti che sarebbe bello passare con lei lo stesso cielo.

da Collezioni di cielo (2016)

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Il vento

Continua a scrivere
di quella notte il vento
la finestra aperta
un corpo intero.

Continua lontano
le mie parole il vento
la curva mossa
della tua schiena.

E un segreto
custodisce il vento
il profumo incerto
della tua pelle.

Stralci da “Baco da sera”

Intanto finisco questo giro di giostra
con lo sguardo più fragile che posso,
mentre noi ci guardiamo
un momento,
nel sole,
un momento
come un segno di matita.

 

da La finestra sull’alba, in “Baco da sera” (Controluna – Edizioni di Poesia –)

La parte blanca que me debes

Marcela Filippi ha tradotto la mia poesia “La parte bianca che mi devi” e non ha trattenuto la sua sensibilità ed eleganza di artista leggera e fiera.

La parte bianca che mi devi/La parte blanca que me debes
(trad. Marcela Filippi)

Foglio sporco tu ridi di me.
La luce blu delle macchie d’inchiostro
– lo spazio vuoto tra le nostre facce –
è un sussurro, un attimo solo
della notte prima.

Le storie poggiate sulle pagine
– c’è quasi quasi sempre una macchia nera –
raccontano una buona parte di te,
del tempo della crisalide e della farfalla.

Foglio sporco, ridi pure di me.
Ma in tutte le cose che so fare
– spostare un sasso,
rimanere orfano di questa voce –
non sono più solo;
in fondo mi basta un fruscio
per adombrare il silenzio.

Ma che uso ne faccio del sole
– la nebbia che si vede al mattino
presto scompare –
se nell’ombra di un piede sinistro
rinchiudo insetti e lucertole per sentirmi vivo,
se non faccio in tempo a contare
i miei passi là fuori
i sospiri del mare in una conchiglia.

Foglio sporco,
sopra di noi la luna
è la parte bianca che mi devi,
prima che le colline piangano senza canto,
e i pesci cambino respiro
– senza branchie né poesia.

Hoja sucia te ríes de mí.
La luz azul de las manchas de tinta.
– el espacio vacío entre nuestras caras –
es un susurro, solo un instante
de la noche anterior.

Las historias apoyadas en las páginas
– casi siempre hay una mancha negra –
dan a conocer una buena parte de ti,
del tiempo de la crisálida y de la mariposa.

Hoja sucia, ríete bien de mí.
Pero en todas las cosas que sé hacer
– mover una piedra,
quedar huérfano de esta voz –
ya no estoy solo;
al final, me basta un murmullo.
para ensombrecer el silencio.

¿Pero qué uso hago del sol
– la niebla que se ve en la mañana
pronto desaparece –
si a la sombra de un pie izquierdo
aprisiono insectos y lagartijas para sentirme vivo,
si no logro contar
mis pasos ahí afuera
los suspiros del mar en una concha?

Hoja sucia,
sobre nosotros la luna
es la parte blanca que me debes,
antes de que las colinas lloren sin canto,
y los peces cambien respiración
– sin agallas ni poesía.