Fiori che resistono

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foto P. Allegro

Per la serie fiori che resistono, la poesia quant’è fragile, di giorno devi cercare il silenzio, nasconderti. Piccolo eroe fai in fetta, parole rimbombano dentro lo spazio angusto.

 

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Petali è il nome

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foto Stefania Tramonte

Petali è il nome che vorrei dare ad alcuni giorni in attesa di fiorire.
Sarà un gran giorno, dirai alle rose, e una sola non più sfolgorante vita ti restituirà numerosi petali adagiati, per scriverci sopra l’ennesima poesia, e tu raggruppane cinque o sei di petali, per scriverci sopra parole che recitano così: nel vento e nel respiro che si assomigliano noi ci buttiamo via, ogni giorno, sempre di più.
I petali verranno a bussare alla tua vita e tra le mani di questa rapina non ti resterà, amore mio, che tamburellare con le dita sul davanzale della finestra, e nell’attesa di una felicità che sa di buono ritornerai con gli occhi alla rosa fiorita.

Stralci da “Baco da sera”

Intanto finisco questo giro di giostra
con lo sguardo più fragile che posso,
mentre noi ci guardiamo
un momento,
nel sole,
un momento
come un segno di matita.

 

da La finestra sull’alba, in “Baco da sera” (Controluna – Edizioni di Poesia –)

La parte blanca que me debes

Marcela Filippi ha tradotto la mia poesia “La parte bianca che mi devi” e non ha trattenuto la sua sensibilità ed eleganza di artista leggera e fiera.

La parte bianca che mi devi/La parte blanca que me debes
(trad. Marcela Filippi)

Foglio sporco tu ridi di me.
La luce blu delle macchie d’inchiostro
– lo spazio vuoto tra le nostre facce –
è un sussurro, un attimo solo
della notte prima.

Le storie poggiate sulle pagine
– c’è quasi quasi sempre una macchia nera –
raccontano una buona parte di te,
del tempo della crisalide e della farfalla.

Foglio sporco, ridi pure di me.
Ma in tutte le cose che so fare
– spostare un sasso,
rimanere orfano di questa voce –
non sono più solo;
in fondo mi basta un fruscio
per adombrare il silenzio.

Ma che uso ne faccio del sole
– la nebbia che si vede al mattino
presto scompare –
se nell’ombra di un piede sinistro
rinchiudo insetti e lucertole per sentirmi vivo,
se non faccio in tempo a contare
i miei passi là fuori
i sospiri del mare in una conchiglia.

Foglio sporco,
sopra di noi la luna
è la parte bianca che mi devi,
prima che le colline piangano senza canto,
e i pesci cambino respiro
– senza branchie né poesia.

Hoja sucia te ríes de mí.
La luz azul de las manchas de tinta.
– el espacio vacío entre nuestras caras –
es un susurro, solo un instante
de la noche anterior.

Las historias apoyadas en las páginas
– casi siempre hay una mancha negra –
dan a conocer una buena parte de ti,
del tiempo de la crisálida y de la mariposa.

Hoja sucia, ríete bien de mí.
Pero en todas las cosas que sé hacer
– mover una piedra,
quedar huérfano de esta voz –
ya no estoy solo;
al final, me basta un murmullo.
para ensombrecer el silencio.

¿Pero qué uso hago del sol
– la niebla que se ve en la mañana
pronto desaparece –
si a la sombra de un pie izquierdo
aprisiono insectos y lagartijas para sentirme vivo,
si no logro contar
mis pasos ahí afuera
los suspiros del mar en una concha?

Hoja sucia,
sobre nosotros la luna
es la parte blanca que me debes,
antes de que las colinas lloren sin canto,
y los peces cambien respiración
– sin agallas ni poesía.