Fantastic Something

Ci sono dischi in stato di grazia, fatti di malinconia e melodie carezzevoli, dopo questi incontri ognuno può credere alle canzoni della pelle, esistono, il silenzio è dolcezza blanda a confronto. Uno i fratelli Alex e Constantin Veis l’hanno inciso nel 1985 come Fantastic Something, l’altro Constantin da solo con il titolo di Memory-La nel 2002, ed è più facile ascoltarli che parlarne, le descrizioni fanno fatica quando si tratta di una timida bellezza il tempo di un soffio, così leggera ma all’altezza delle cose che non finiscono, parla a bassa voce perché il mondo là fuori non sappia degli spazi bianchi e incompresi che occupa.

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Una questione di leggerezza

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foto P. Allegro

Secondo me è tutta una questione di leggerezza.
Parlare di libri, di film, di dischi, di te, di ferite asciugate dal tempo, scrivendolo con il simoncini garamond che si posa leggero, e ciò che importa pare sia cogliere la bellezza di cui si nutre la nostalgia, nutrirne la voce, raccontare sussurrando che purtroppo non riusciranno la letteratura, la musica, non riuscirai tu a dare delle risposte, ma non esisterebbe più niente dei ricordi, dell’amore, niente di niente, se non se ne colgono tracce nella leggerezza degli scorci, nelle vie di fuga che non danno importanza alle cose che vivi ma a quelle che sogni.

Musica d’autunno

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Sambassadeur – Sambassadeur (Labrador Records, 2005)

Questo disco di autunnale malinconia per eccellenza, un esordio di delizioso indie-pop svedese, con un nome che arriva dritto da una canzone di Gainsbourg, ti permette di cogliere il senso profondo della bellezza di non essere disturbato dal crepitio delle foglie, un distillato di melodia pura, tinte pastello, chitarre sognanti e voce soffice, la stessa melodia  che ti avvolge quando scrivi leggi ascolti, prima che tornino le fotografie dei giorni, i rumori, le lampadine da sostituire, quando poi alzi le spalle, allarghi le braccia come un funambolo e ritorni rapidamente un piede dopo l’altro su quel percorso di foglie.

Lettera dall’altra parte

disegno di Peter Brandt
disegno di Peter Brandt

Io abito questo ricordo autentico, dalle dolci linee nel viso, che cade addormentato come una bambina, e mi rendo conto che al di là di quel mondo visibile ne esiste un altro, che vivere in quel mondo sarebbe suonato inutile quando non ti resta più niente da dire.

Ora conosco il senso buono delle notti, ricongiunte in un’unica lacrima, mentre allora la notte c’era come non l’avrei mai vissuta. Ora ci sono piume che non scrivono, ti accolgono, tutto è diverso e sorride. Di quando in quando la malinconia si diletta a stare sveglia più a lungo, ma la notte è breve, brevissima.

ad Elliott Smith