Raccontami una storia

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foto Stefania Tramonte

Raccontami una storia, perché la vita è così indefinibile, starei ad ascoltarti fino a tardi notte, così sospesi, i miei occhi che seguono il movimento delle tue parole, parole che nuotano nell’aria, formano nuvole, danzano attorno, fino a luoghi lontani mentre noi restiamo qui, immobili, parola dopo parola. Tengo gli occhi fissi, guardo più in là, dove stiamo andando, riempio la mente, è sbalorditivo, stare dentro e fuori di noi allo stesso tempo, oh ma è come se in questo piccolo spazio il nostro silenzio si affacciasse con il respiro tutto suo, sussurrato come la neve fresca quando cade e il groviglio di fiocchi che non si separa mai. L’importante che nessuno riesca ad entrare nella nostra storia, questo silenzio vorrebbero strapparcelo per riempirlo di altro, di vita ancora vaga e pesante, restiamo in equilibrio noi, ondeggiando piroettando leggeri leggeri, sapere volare per poi sapere atterrare, in caduta libera su questa soffice distesa di parole.

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Libri contro il Nulla

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Eravamo bambini come tanti negli anni Ottanta e in alcuni momenti ci ritrovavamo a sognare, nella casa silenziosa, ci sentivamo respirare, con la testa sotto le coperte, come il piccolo Bastian della Storia infinita a rifugiarci nell’incontro che accadeva tra le pagine. Noi siamo ancora qui e la luna non sembra più così piena né il Nulla più possibile e spazioso, ma un giorno certo tutto dovrà smettere di esistere e noi leggiamo ancora di mondi per diverse ore dicendoci che vorremmo fossero possibili, il tempo scade ancora e si va a letto, ma la notte non è più così calma come allora, ci sono più spazi lasciati vuoti.

Non chiedermi cos’è una storia

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foto Stefania Tramonte

Quando mi ha chiesto di spiegargli cos’è una storia io gli ho mentito, e credo di aver esagerato quando gli ho raccontato di un incontro di vite in posti diversi in ore diverse, anche perché non avrei saputo rispondere, mi appariva fragile ogni definizione, poco più di una piccola risposta, potevo mica parlargli di  custodire il segreto della vita, compresi i giorni grigi e la felicità senza pari, bisogna chiudere gli occhi, avrei voluto dirgli, e attendere che le parole facciano il resto, e sai c’è tanto da fare prima che le parole facciano il resto, c’è quell’abbraccio, quante parole vale il tuo abbraccio?
L’universo, gli avrei confidato, ti attende in una piccola stanza.

Per chi suona la carta

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Per chi suona la carta quando la si attraversa con l’inchiostro, vecchio perfetto padre della pagina. Siamo così pochi a pronunciare nomi che rinviano ancora all’odore della carta; è come chiudere gli occhi e ritrovarsi nel tempio di legno, in cui solennemente adottiamo la voce delle pagine, come post-it eterni ancora aggrappati alle pareti di questa ingenua fede nel mistero che si compie ogni giorno, e che alcuni citano come scrittura, in silenziosa preghiera.
Noi veglieremo pure per una sola mezza giornata di libertà, per stare assieme con l’aria allegra di chi avrà magari qualche anno in più e l’aria imbronciata, ma riconosce ancora chi scrive e chi legge da chi passeggia per le parole senza cura, chi è sdraiato tra le ombre da chi si trascina via staccandosi rapidamente. Bisogna aspettare, per tutto il resto della notte se necessario, i sussulti di silenzio che fremono, i canti strozzati, le parole che si confondono in questo discorso lento, in un delirio di ascolto paziente. Mentre, più di quanto la decenza imporrebbe, quelli si trastullano sulla velocità dello schermo e si informano alle casse dei supermarket, prendono le notizie e scappano.
Approfittando del fresco di questa notte che ci vede accompagnarci ad un gesto lento che ricorda da vicino il venire al mondo dopo il crepuscolo, sotto una coperta uguale distesa sulle nostre teste di anime affini, siamo ancora uomini che rabbrividiscono per poco, perché sappiamo leggere seguendo la barca che attraversa la quiete dell’acqua, e attendiamo forme nuove che riemergono ad ogni sguardo sui recessi del lago, nuove creature che solo con molta calma – com’è calma questa notte –, solo con quella luce che filtra lentamente, spuntano per l’aurora di chi le ha custodite.
E ai nostri occhi bruciano tanto queste pagine che bisogna chiuderli.