Piccolo mondo meridionale

tin-895942_1920

Una donna alla scoperta di se stessa sullo sfondo di una cittadina del Sud.

Sono le storie profonde e lievi a valicare i sentimenti, a tenerci stretti, serrando la morsa appena a legarci giusto un po’ per saltare insieme dentro scenari già nostri, infine abbassare gli occhi sulle pagine e scomparire. Con gli occhi di Rosa Sirace poi, occhi trasparenti ed espressione smarrita di ragazza sensibile alla meraviglia di suoni e di immagini, con quegli occhi li vedi i personaggi, continuano a camminare quasi ci sfiorano, ci siamo noi e queste pagine di un intenso e insolito romanzo di formazione, Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi (Rubbettino Editore).
Un storia che si snoda tra passato e presente, quasi un percorso esistenziale, di una donna, Rosa Sirace appunto, alla scoperta di se stessa sullo sfondo di una cittadina del Sud, una storia che parla di radici e di speranza, che ci riguarda tutti, certo perduta nel tempo ma che ritorna come una preghiera che viene dal mare. Cosa d’altronde potrà mai superare in altezza il campanile – le punte aguzze delle metropoli scompaiono nella nebulosa delle polveri sottili –, cosa eguaglierà i contraccolpi dell’amore nella piazzetta davanti la chiesa, i nomignoli con cui apostrofare gli amici di sempre – tornano come un’eco, come la neve delle palle di vetro capovolte – i singulti strozzati di chi ti invecchia accanto, i ricordi del sole più infuocato e del freddo più insensibile? Dove altrove poter raggiungere con lo sguardo ogni angolo del piccolo mondo su cui ti affacci? Pure respirare è superfluo dove l’aria è familiare.
È la capacità di Sonia Serazzi di lasciare che gli oggetti più quotidiani rimangano in religioso contatto con la verità ultima, anche solo per un giro interrotto di pallone sgonfio, esplora con eleganza i rapporti elementari dell’esistenza, in quello che è un romanzo delicato ed essenziale, condotto con la narrativa del frammento, la giusta inclinazione data alla scrittura per sfiorare la profondità in piccoli blocchi di parole, eppure capace di concedere a ogni riga forza alla semplicità, di mostrare la fragilità umana dirompente quanto un germoglio in fiore.

Un corpo di parole lavorato di cesello come gli scrittori sanno fare per reggere gli urti dell’ispirazione

Un piccolo mondo antico raccontato attraverso gli occhi di una scrittrice che ha compreso la ricetta della sincerità lirica, quella che tratteggia, a linee sottili, una trama apparentemente innocua con la bellezza delle parole, la danza con i momenti più inutili di una vita ordinaria. Fra quei dettagli intonati a un contesto sociale tipico dei paesini del profondo Sud – sotto l’ombra del fico selvatico, rifugio e riscatto, le sere d’estate a parlare in mezzo alle frescure dei vicoli – ogni parola è stata scelta con cura, levigata, un corpo di parole lavorato di cesello come gli scrittori sanno fare per reggere gli urti dell’ispirazione, e in questa apparente fragilità di intenti si rivela una sorta di rivoluzione, imprevista estetica delle domande essenziali a cui non consegue né una lotta né un cammino, ma risiede nella magia dei momenti perfetti, quella per cui dici rimango qui, io resto, che è un po’ io resisto. Senza troppi scossoni, né colpi di vento, né remi in barca tesi e coordinati a tirare dritto, buttando via tutto quel poco si aveva e si era prima di partire per la città e il futuro, là dove tutti sembrano affaccendati alla ricerca dell’oro e dove sta l’orizzonte sinceramente non lo sanno.
Così Rosa nel suo mondo meridionale, anche nel bel mezzo dei momenti decisivi della sua vita, circondata da tutti si immerge nella sua comunità apprezzando le piccole cose inaspettate, un’isola felice e fragile come la prima neve, che fa dire il cielo da quaggiù è tutto nostro, non c’è altra porzione ad avvolgere altro mondo.

da La Bottega di Hamlin (clicca qui per leggere sul sito)

copertina serazzi

 

 

SONIA SERAZZI
Il cielo comincia dal basso
Rubbettino (collana Che ci faccio qui)
2018, pp. 164
12,00 euro

Annunci

Per lettera

48083195_2004853946218200_302553602457600000_n

È così che inizierei un testo epistolare, “ora sono costretto a inventarti”, mi ricorderei di quello scambio di parole che si arrende all’urgenza di conoscersi, per coprire lettera dopo lettera la mancanza della voce.
Scritto con eleganza, “Per lettera” di Iselin C. Hermann racconta l’amore inteso come ossessione involontaria, nel flusso denso della forma epistolare, in cui i due protagonisti si immaginano e non esistono fuori da quell’istante da custodire, persino le farfalle vivono di più e popolano la letteratura.

Il flusso del ritorno

IMG_20181114_002405.jpg

Leggendo “Amori regalati” di Olimpio Talarico scopri il racconto umano e fragile dei personaggi, in righe che annunciano un giorno nuovo – il momento di dirsi amati – restio a presentarsi, prima che imparino ad amare i ritorni, nel tempo, come prova del fatto che i luoghi hanno un’anima. Ti chiedono di non andare via, di restare e sentire nelle piccole necessarie partenze il movimento necessario per accogliere il flusso naturale delle onde, dal mare verso casa.

Creatura breve

42867027_1906236296079966_1224649614523629568_o
foto Mario Galloni

“Creatura breve” di Gabriele Galloni è una silloge davvero interessante, è vero ci sono alcuni passaggi effettivamente forti, che tendono a disgregare, una luce sfocata che degrada i ritratti, l’abisso per un attimo, ma tutto condotto con una voce particolare, il che è già segno di valore, possedere già uno stile, un linguaggio dai colori estenuanti – non espressioni desuete, una maniera per colpire, ma le impalcature crollano – restituisce immagini meravigliose, note di luce, parole che rimbombano dentro lo spazio di quelle stanze ma evocano tanto tantissimo oltre. Sono d’accordo con chi dice che è una voce nuova.

42922935_1906236129413316_7174512052130545664_o

 

GABRIELE GALLONI
Creatura breve
Ensemble (collana Alter), 2018
12,00 euro

Parigi a piedi nudi

PPN_poster-717x1024

Fiona è una bibliotecaria intraprendente ma goffa, l’anziana Martha vive a Parigi e ha bisogno di lei, Dom è un senzatetto innamorato della sua esistenza in bilico sul bordo del fiume; Fiona cerca Martha ma incontra Dom, chissà che non sia l’amore, ma decide di opporre resistenza, poi aveva notato che si sentiva meglio, quasi bene, spaesata ma con il pieno di stelle, e aveva pensato: forse è il momento di cominciare una nuova vita?
La commedia francese continua a essere il contesto ideale per riuscire a dire, divertendo, molte cose del viaggio e del destino, in questo caso per le strade di Parigi, lungo la Senna, ripropone in maniera originale una frangia di realtà in cui le sfumature dei personaggi, i loro occhi curiosi, le parole semplici e a volte affannate, la loro innocenza, ne fanno il luogo in cui poter esplorare la malinconia, il gioco, la poesia.

Pellegrino fino alla fine del mondo

cloister-1591302_1920

San Francesco di Paola, l’eremita che amò ritirarsi con Dio e con se stesso, in un racconto di Paolo Rodari, vaticanista del quotidiano “La Repubblica”.

Tra preghiera e ascesi, mortificazioni corporali e digiuni, con lo sguardo di chi si spoglia del mondo e si dà la vita, e tutto ciò che si chiede è che ci sia solo Dio e l’altro da sé, mentre il corpo si aprirebbe soltanto in un abbraccio per lasciarli entrare, tra tutto questo accade la vita di san Francesco di Paola. L’eremita calabrese che amò ritirarsi con Dio e con se stesso, eppure sempre disposto ad accogliere e ad ascoltare gli altri, rivive qui in un racconto biografico dal piglio narrativo, scorrevole e piacevole, senza fronzoli e inutili orpelli, diretto, efficace, mai didascalico. E lieve, come in una favola per adulti raccontata sempre troppo tardi.
Descrivendo gli eventi della straordinaria esistenza del santo che fondò l’Ordine dei Minimi, in rigoroso ordine cronologico, dalla nascita al viaggio temerario in Francia, un’esistenza dove i momenti si succedono per grazia e la giustizia terrena si muove in bilico sull’equilibrio del mondo – nell’aria l’inferno, le persone dimenticate agli angoli, lo spazio irriducibile tra il potere e gli ultimi – Rodari narra con leggerezza e asciuttezza la rinuncia dei giorni secolari di Francesco, la sua empatia con i poveri e il suo irresistibile ascendente sui potenti, quando tra i piccoli e i grandi della Terra si muoveva a compassione e insieme andava cercando la solitudine nella preghiera e nella meditazione.

Una figura straordinaria alla ricerca della miseria più totale nella follia dell’amore per il vangelo

Da un paesino dell’entroterra calabrese verso un grande destino, ogni tappa di questo racconto segna uno strappo al consueto; nessuno avrebbe compreso, mentre i giorni rotolavano via uguali, che il mondo sarebbe cambiato, l’amore totale per Dio avrebbe fatto comprendere agli uomini che tutto quello che avrebbero perduto li avrebbe portati fin lì, vicini alla gioia della privazione, seduti all’ultimo posto, senza possedere nulla e cibandosi solo di cibi quaresimali, il cielo nudo come loro e le stelle piene come la ragione di tutto. Ne viene fuori un mosaico sobrio e devoto in cui l’incontro delle tessere, anche quelle apparentemente più insignificanti, restituiscono il ritratto di una figura straordinaria alla ricerca della miseria più totale nella follia dell’amore per il vangelo.
Paolo Rodari ripercorre così il tragitto di un uomo che si accompagna nella solitudine e nel mondo con fragilità e fierezza, metafora esistenziale in cui a una chiara rappresentazione della fragilità umana si affianca il fine nobile e trascendentale – quanto profondo – a cui l’umanità deve tendere, distogliendo il corpo dall’effimero per ritrovarsi ebbro di misericordia.
Un tragitto fino alle parole finali all’alba di un nuovo giorno, dopo l’ultima notte nell’umida cella, quando prima che tornasse mattina il santo cercherà nel silenzio l’importanza delle parole, quelle da lasciare, che è come lasciare una vita, le parole che poi apparterranno a tutti gli altri che lo seguiranno sparsi e infinitamente piccoli per il mondo.

rodari

PAOLO RODARI
Francesco di Paola, un eremita nel mondo
Rubbettino (collana Catholica)
2018, pp. 102
12,00 euro

“Baco da sera” sul Fatto Quotidiano

Sul Fatto Quotidiano online il musicologo, musicista e scrittore Fabrizio Basciano inserisce “Baco da sera” nei libri consigliati per l’estate. Grazie di cuore.

Clicca e leggi l’articolo “Musica e libri, consigli per l’estate”