Raccontami una storia

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foto Stefania Tramonte

Raccontami una storia, perché la vita è così indefinibile, starei ad ascoltarti fino a tardi notte, così sospesi, i miei occhi che seguono il movimento delle tue parole, parole che nuotano nell’aria, formano nuvole, danzano attorno, fino a luoghi lontani mentre noi restiamo qui, immobili, parola dopo parola. Tengo gli occhi fissi, guardo più in là, dove stiamo andando, riempio la mente, è sbalorditivo, stare dentro e fuori di noi allo stesso tempo, oh ma è come se in questo piccolo spazio il nostro silenzio si affacciasse con il respiro tutto suo, sussurrato come la neve fresca quando cade e il groviglio di fiocchi che non si separa mai. L’importante che nessuno riesca ad entrare nella nostra storia, questo silenzio vorrebbero strapparcelo per riempirlo di altro, di vita ancora vaga e pesante, restiamo in equilibrio noi, ondeggiando piroettando leggeri leggeri, sapere volare per poi sapere atterrare, in caduta libera su questa soffice distesa di parole.

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Stabili eppure vorremmo dimorare tutto attorno

Stabili eppure vorremmo dimorare tutto attorno, essere felici per forza, magari alla fine di un pomeriggio in cui siamo rimasti a casa neanche pronti a riceverla la felicità, e finalmente finirebbe lì ogni parola di quel giorno, tutta la letteratura comincerebbe ad avere un senso e qualcuno inizierebbe a credere agli scrittori, all’amore a prima vista negli occhi per sempre, e in fondo sarebbe un buon finale per una storia, il fatto che non siamo andati da nessuna parte ma tutto suonava così bene, le parole erano perfette e il mondo difettoso.

Disumano

Per anni ci hanno messo in guardia dal pericolo dell’era degli umanoidi, quando invece non sarebbe scaturito dal non umano, ma dal disumano. Il pericolo viene dall’uomo la cui umanità resta incagliata negli ingranaggi del meccanismo, non dalla macchina sotto forma umana. Nulla è più pericoloso del disumano, non offre né gioie né lacrime, ma ha cuore e respiro e la memoria della pelle, dispone del linguaggio e può formulare la parola che ci porti via da noi.

Fantastic Something

Ci sono dischi in stato di grazia, fatti di malinconia e melodie carezzevoli, dopo questi incontri ognuno può credere alle canzoni della pelle, esistono, il silenzio è dolcezza blanda a confronto. Uno i fratelli Alex e Constantin Veis l’hanno inciso nel 1985 come Fantastic Something, l’altro Constantin da solo con il titolo di Memory-La nel 2002, ed è più facile ascoltarli che parlarne, le descrizioni fanno fatica quando si tratta di una timida bellezza il tempo di un soffio, così leggera ma all’altezza delle cose che non finiscono, parla a bassa voce perché il mondo là fuori non sappia degli spazi bianchi e incompresi che occupa.

Libri contro il Nulla

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Eravamo bambini come tanti negli anni Ottanta e in alcuni momenti ci ritrovavamo a sognare, nella casa silenziosa, ci sentivamo respirare, con la testa sotto le coperte, come il piccolo Bastian della Storia infinita a rifugiarci nell’incontro che accadeva tra le pagine. Noi siamo ancora qui e la luna non sembra più così piena né il Nulla più possibile e spazioso, ma un giorno certo tutto dovrà smettere di esistere e noi leggiamo ancora di mondi per diverse ore dicendoci che vorremmo fossero possibili, il tempo scade ancora e si va a letto, ma la notte non è più così calma come allora, ci sono più spazi lasciati vuoti.

Stralci da “Baco da sera”

Intanto finisco questo giro di giostra
con lo sguardo più fragile che posso,
mentre noi ci guardiamo
un momento,
nel sole,
un momento
come un segno di matita.

 

da La finestra sull’alba, in “Baco da sera” (Controluna – Edizioni di Poesia –)