Alcuni inediti su Inverso

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Inverso – Giornale di poesia, un interessante luogo “in cui ri-cucire il panorama poetico italiano che negli ultimi anni sta prendendo forma, ha ospitato nelle sue pagine alcuni miei inediti. Un caro saluto alla redazione e in particolare al poeta Gabriele Galloni, voce giovane quanto importante, che ha voluto la mia presenza in quello spazio dedicato con passione alla poesia, che arranca ma c’è, eccome.

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Scriventi e leggenti

Parlando di poeti che nel loro approccio narrativo ci ricordano quanto conti saper distinguere uno “scrivente” da uno scrittore, Marcello Fois si spinge fino a definire anche la categoria del “leggente”, perché, allo stesso modo, non tutti quelli che leggono possono essere considerati lettori. La riflessione si sviluppa nel segno della potenza della parola, ci spinge a una consapevolezza necessaria, al disincanto, una lezione che è tutta nello sguardo rivolto al testo, in quel guardare non altrove – capacità pure preziosa, apre scenari, ma fin troppo volatile – ma in quel guardare dentro. Si tratta di un’intrinseca capacità di riconoscenza, il modo in cui leggiamo è il modo in cui catturiamo il mondo dello scrittore.

La madre dello scrittore

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In alto: io accanto a Teresa Rosanò, madre di Domenico Dara. In basso: la professoressa Michela Cimmino accanto allo scrittore premiato.

Cronache dal Premio Astrea, dove è stato premiato lo scrittore Domenico Dara e io ho avuto l’onore di consegnargli il premio.

Nell’occasione ho conosciuto la madre di Domenico, una signora graziosa dal sorriso aperto, la quale mi racconta di non leggere i libri del figlio prima di averli acquistati, attende l’uscita e corre in edicola a Girifalco, mamma che fai te la do io la copia, la rimbrotta lui, ma lei li vuole acquistare non c’è verso, e mi confida che terminato il primo romanzo ha preso per mano il figlio scrittore e ha pianto, poi è tornata a sorridere.

I chiodi e le parole

Dopo essermi sposato, mio padre mi ha regalato una cassetta degli attrezzi e un trapano, per suggellare il passaggio alla maturità, tipo tutto il necessario sull’anatomia sessuale maschile, di modo che riempissi di buchi i muri di casa. Certo negli anni mi ha riempito di libri, concesso di studiare lottando con la mia proverbiale timidezza e una memoria non impareggiabile, permesso il lusso di armeggiare con una penna e appuntare parole. Dopo il primo buco nel muro, sono diventato uomo tra quadri sospesi e chiodi claudicanti, e la convinzione che la mia incompatibilità con le cose pratiche probabilmente sia dovuta a una selezione naturale o alla giustizia divina, i “pratici” sono individui eletti e suscitano in me una sorta di fascinazione, mentre noialtri abbiamo solo qualcosa da dire, possiamo articolare qualche pensiero di senso compiuto su noiose cazzate, dal sentimento al divertimento alla politica, con la leggerezza più totalizzante, dei veri schiodati dalla realtà.

Solo per tornare ancora

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Il nuovo progetto poetico-fotografico di Cesare Perri, psichiatra e scrittore

È una supplica che potrebbe sembrare preghiera la poesia di questa raccolta, se non fosse che Cesare Perri ha voglia di afferrare l’incanto solo per lasciarlo andare, è intransigente, non cattura, sostituisce i sogni con un tratto o una parola, nelle lunghe soste a ricordare la consolazione che aveva accanto.
Dietro le facciate di una porta fatiscente o di un muro che piange rivoli di sbriciolato, i sentimenti verso la sua terra amata, la sua vita amata, si tingono di quel senso di gratitudine verso il tempo ricevuto. Che almeno possa sentire pacificato il lato rivolto al sole. È un viaggio, ma non a ritroso, verso il basso, dentro, profondo, a esprimere il senso di solitudine come rifugio, di alterità come speranza. È l’altalena dei ricordi.
Non è però un libro dei ricordi perduti; la sua è un’identità di poeta, sempre generoso, scrive per meglio amare, tiene aperte finestre e occhi, sente il mondo pieno di gente e nessuna di quelle persone è lui, se non il cantore dei migranti, degli ultimi, di un amore unico per sempre. Le figure retoriche si intrecciano e tutti i nomi dati ai ricordi non saranno dimenticati, i fogli strappati dai muri ricomposti in sottili filamenti, il modo in cui guardava il suo paese, in cui guardava una donna, il movimento degli occhi a girare attorno a quella notte: sono stati felici quella notte, e lo sono ancora. I paesaggi, anche quelli umani, si fanno similitudini che tendono a incatenare l’animo nel suo intimo, gli eventi lo tengono sospeso ma brevemente, poi torna, ha sentito che esiste. E ha bisogno di questi ritrovamenti.

Cantare un’illusione, dilatare il più possibile questa realtà mortale e tangibile

Ispirato dal tempo, ha compreso che la bellezza è la malinconia di viuzze antiche, il buio internato delle finestre sbarrate, la poca luce che rifugge ingiallita, la poca pioggia che vi ristagna in un luccichio inventato, e va cercando sollievo, mai dimentico del fatto che la cosa più importante sta accadendo e si chiama vita, che il sole brilla in picchiata sulle strade percorse, e brucia un po’ dentro quando ci si concede così tanta vicinanza alla sorgente delle origini da richiedere l’urgenza del disincanto. Ma come chiedere alla poesia di abbandonare la tentazione di cantare un’illusione, se dilatare il più possibile questa realtà mortale e tangibile vale una battaglia senza misericordia… Temiamo che poeta sia chi piange meglio.
Ci sono ancora piccole tracce che Cesare lascia, c’è il suo armamentario, neppure la poesia è inoffensiva, il suo impegno sociale, una rivoluzione domata e smaniosa, una pietra inferma sul passato, uno spazio bianco per l’artista inquieto, l’incapacità di essere infinito. Non vuole certo vivere per sempre né che il suo amore sia eterno. Vorrebbe solo un giorno ridurre la sua vita a migliaia di versi, non un abbraccio perfetto, ma un abbraccio esteso il più possibile.

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CESARE PERRI
‘U milucuocciu di Serrastretta. Il paese che ho dentro
Link Edizioni
Fuori collana (poesia-fotografia)
2019, pp. 160
15,00 euro

 

La bottega dei sogni

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Il nuovo romanzo di Gianfranco Taranto, una storia di partenze e di ritorni, come i giorni, come le nuvole

Aveva deciso di non andare via, di restare, per addormentarsi ancora sotto il cielo del suo piccolo paese meridionale, semplicemente guardare il soffitto e pensare di esistere per brillare lì, stella appesa di ogni notte.
Domenico, il giovane ragazzo protagonista di questo delicato romanzo di formazione, inizia a lavorare nella bottega di Mastro Paolo, uomo umile quanto saggio e dedito al lavoro di una vita in quella piccola realtà, con un nome stampato sull’insegna sopra la porta che sa di grande futuro, Coiffeur. Domenico è ancora piccolo per quella grandezza, chissà che non possa raggiungerla una volta volato a nord, quando tutto cambierà e le strade percorse insieme alla sua famiglia, ai suoi amici, al primo amore, si divideranno inevitabilmente, il domani è un buco nero pronto a risucchiare tutto intorno. Da quel porto sicuro, nel cui abbraccio si sente tranquillo e protetto, i giorni trascorsi nei vicoli, in riva al fiume, i giochi sotto il sole, sopra gli alberi a toccare il cielo, le angherie dei più grandi e i piccoli furti negli orti, le promesse ogni giorno di spargere vita; c’è qualcosa di impossibile da raccontare del modo in cui ti amano i luoghi dell’anima, perché poi di modi il mondo ti costringe a crearne di nuovi per raccogliere ciò che ti serve, non c’è più ricordo che tiene né parole già sentite né pelle che odora di vento sotto lo sprazzo di cielo che sia sempre quello.
Domenico potrebbe partire, dovrebbe accadergli però una notte folle prima di un mattino di gloria, la notte in cui le esistenze cambiano, e ti trascinano in una giostra che gira senza fine, rivelandoti la verità che t’appartiene, chi sei fino in fondo.

I giorni sono come le nuvole di sopra, si allontanano ma si lasciano guardare

Domenico, potessi parlargli come si parla a un ragazzo in carne ossa gli direi che deve essere grato al creatore di questo libro, lo ha tolto dal silenzio e lo ha restituito a queste pagine con occhi e anima per comprendere che tutto quello che c’era da vivere andava vissuto. Mai un tentennamento, un raggio stanco o un tramonto che si sfalda. Che sia fanciullo o adulto di successo, ragazzo alle prese con il proprio difficile percorso di crescita – e gli incontri, le perdite, le follie, le paure – fino all’incredibile scoperta del proprio talento.
Un romanzo intenso, capace di trasmettere dolcezza, coraggio e speranza, narrativa e testimonianza di speranza insieme, in una trama ricca di momenti lievi commoventi e profondi, così come di colpi di scena e di giorni in cui il velluto si inasprisce e si stenta a scivolarci sopra.
La vita tuttavia è il momento in cui le persone meritano una memoria felice. La casa non è niente in fondo, ciò che conta è la vita davanti, i tanti sogni, la luna che si guarda, la luna che ci guarda, l’andarci vicino, passare le mani tra i capelli di chi si ama e sentire quel respiro che detta il ritmo, senza parlare. Ogni istante di questo libro cerca di dare prova che i giorni sono come le nuvole di sopra, non rispondono subito, si allontanano ma si lasciano guardare, perché poi li ricorderai quando tornerai al tuo piccolo mondo, alla tua casa, da lei

Copertina 3D

 

GIANFRANCO TARANTO
Coiffeur
Link Edizioni
Collana: Inchiostri (narrativa)
2019, pp. 160
13,00 euro

Primo premio Marietta Parlati

Ringrazio di cuore l’ideatrice, la sensibile Rosaria Mastroianni Ianni, i giurati, gli organizzatori tutti del Concorso letterario Marietta Parlati per avermi onorato del primo premio per la sezione “racconti” con il racconto Soffice sarà.
Dal buio adolescente dei versi strappati all’inquietudine, quanto ancora dobbiamo lavorare, tanto e tanto, comprendere che il mondo mica dipende dalle nostre parole, e sempre andare in cerca di spazio, derubare qualcosa ai grandi e dimostrare la propria piccolezza riempiendolo almeno tutto quel piccolo spazio.