Così suona la parola “amore”

 

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Un romanzo toccante sulla forza del grande primo amore

Nicolle e il sogno di scrivere, il suo profondo bisogno di essere amata, la sua famiglia perbene nella Milano degli anni Sessanta; Jacopo e il sogno di suonare, di vivere d’amore e di musica, la fatica di portare a casa il necessario, il talento che gli scorre sulle dita, le mani sole valgono il mondo, basta abbandonarle per un istante sulla tastiera addolorata dei giorni. Una vita intera davanti per sognare, entrambi pronti, ma l’amore, questo amore, è imperdonabile, non si può fare che la parola di una restituisca il suono dell’altro, c’è una curva reale, oltre la porta già aperta del cuore e i passi coraggiosi nello spazio vuoto; da scrittrice lei l’avrebbe chiamato tutto, lui silenzio. A separarli la vita, le necessità, i destini tracciati dagli altri, ma chi ama non ha bisogno di permessi per sbloccare il respiro, se non c’è mondo oltre le braccia dell’altro. Dovrà farsi forza Nicolle, e reagire, diventare finalmente l’unica e vera protagonista della propria storia.
Perché l’amore è un romanzo di Luisella Pescatori, un romanzo d’amore per definizione, ma cosa c’è mai di scritto che non sia d’amore, ogni storia è sempre un buon posto per amare, come al mare, tra la sabbia, se s’apre un foglio di carta, perché si parli di altro, qualche granello tocca sempre portarselo via, o quando la pioggia comincia a cadere, o nello sforzo degli occhi per non piangere, o sotto il giro che fa la luna per non apparire scura. In Perché l’amore si trova la forma di quegli amori che si rivelano tramite la verità di sé, quando la vita comincia ad avere senso e ci portiamo via insieme, e l’universo ci attendeva in mezzo alla gente o al di sopra di essa, affacciati da un tetto silenzioso. Lo stesso luogo in cui si perde Jacopo, con le dita che stringono la fisa, in attesa che il corpo stringa di nuovo il suo, da lì vede la strada assottigliarsi, e la gente che passa, ma chi la vede più la gente? Lei soltanto è ciò che vede, la musica solamente è ciò di cui parla, mentre Nicolle nel buio adolescente dei sogni va in cerca delle parole, una dietro l’altra come lei sa fare, come in un unico linguaggio, quello del suono dei respiri e della dimensione lirica delle parole, la logica dell’abbraccio tra le parole e il suono che fanno. Così come l’uso che ne fa la Pescatori di questo linguaggio, quasi un invito al sogno, occhi chiusi e silenzio, nell’armoniosa costruzione di un racconto attorno a una parola fragile e solenne qual è l’amore.

il mondo della Pescatori è fatto di colori e celebra la forza dei desideri

Una favola ben scritta, una prosa delicata e a tratti inebriante, con quel lirismo che parla direttamente all’anima; il mondo della Pescatori è fatto di colori e celebra la forza dei desideri, la ricerca del proprio posto nel mondo, anche quando arriva ineluttabile la malinconia e bisogna fare i conti con il segreto inconfessabile che si nasconde nel cuore. Una storia di destini legati come due parole che stanno bene insieme, due suoni che restituiscono armonia, e sullo sfondo l’importanza dei sogni, la loro forza, il loro potere.
Perché l’amore è un libro romantico, eccome, con un forte messaggio positivo, certo, eppure come la vita anche le storie d’amore ti sorprendono sempre, tornando ossessivamente da te, lettore, in te che c’è una voracità d’affetto, e tutto ciò che leggi a te lo riporti, alla tua ferita da curare, ai nomi che vuoi pronunciare per definirla, e qui puoi farlo con la misura dei silenzi e la dimensione delle parole, tu che ti rifiuti di parlare – leggere è l’unico linguaggio che intendi – e trovi insostenibile persino il suono del tuo respiro.

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LUISELLA PESCATORI
Perché l’amore
Ultra Edizioni
Collana Romance
2018, pp. 144
14,00 euro

 

 

Dove Paolo ha trovato casa

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Un racconto reportage tra luoghi e testimonianze

La promessa di essere umana e sognatrice, così scelleratamente umana e sognatrice, Silvia Camerino, da credere nel riscatto di questa terra, come Paolo Borsellino, il giudice puro e intrepido che ha promesso per sempre di crederci, è lui l’uomo che ha giurato di amarla per sempre questa terra amara. E anche lei si è sentita mancare il respiro, esitare anche un po’, raccontando luoghi e volti in un viaggio lungo lo scenario del sud, tra la Calabria e la Sicilia, per spingersi ancora più giù, nel profondo degli animi, in mezzo alle testimonianze delle vittime, dei familiari, dei sopravvissuti, e farci scoprire i luoghi della violenza e della rinascita insieme. Due persone, Paolo e Silvia, che si incontrano in mezzo a due viaggi diversi. Pare vederlo lui, sorride, riconosce i passi di lei, lei sa di essere nel posto giusto.
Nel racconto ci sono le vallate dominate dal sole che percuote i sentieri come una sentinella, le strade dominate dall’abominevole paura della gente, paura di non riuscire a fare il passo giusto nella direzione giusta, il posto in cui si vive come pedine di un romanzo, né eroi né cattivi, quasi eteree come immagini proiettate sulle pareti bianche del meridione, bianche o incompiute trapunte di foratini. La posizione ideale quella di Silvia, proprio alle porte della città, viaggiatrice e narratrice, certo non le mancava niente in camera sua, lo studiolo in ordine, l’aria buona della sera, eppure deve partire, per trovare quello che cerca può solo recarsi nei luoghi in cui Paolo ha vissuto per poi restituirne una terra per tutti. E gli occhi di Paolo li indossi solo li, sono quelli che dicono a ognuno che lui è vivo, che finalmente ha trovato casa.

La casa delle vittime, quella con il tetto stagliato verso un cielo possibile.

Viene fuori la capacità dell’autrice di inserire questi mondi in una storia che a volte suona come un verso lungo, che le deriva dal suo essere principalmente una narratrice di storie, con punte di lirismo, prestata alla ricerca, e che traspare in questi suoi tentativi di dare voce a chi ne serba strozzata in gola, trasportandoci in una serie di racconti e interviste, mettendo in scena l’esistenza, il martirio, le notti lunghe, i giorni perduti. Dalle vittime – rimaste lì, nei ricordi, nelle case in cui imparavano la felicità – ai sopravvissuti – sospesi, si ripromettono, prima di addormentarsi, di dire il giorno dopo quanto mai dimentichino –, dai familiari – la perdita, il dolore, la capacità miracolosa di camminare nella vita – agli addetti ai lavori – quante vite nella loro vita, sorrisi nascosti dietro le labbra, vigilano perché non si calpesti persino la morte.
Ci sono tutti questi profili stagliati contro lo sfondo di un cielo in fiamme, quasi invisibili, qui prendono realmente forma solo nella luce del racconto, fuori alla luce del sole sono come smarriti, nessuno li ascolta, si guardano intorno come se cercassero la cura per il silenzio. Vanno casa per casa, cercando di capire qual è la casa che li merita, quale quella con il tetto stagliato verso un cielo possibile. La Casa di Paolo, lui potrebbe essere soltanto lì, lui apre la porta e il suo sorriso.

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SILVIA CAMERINO
Un giorno questa terra sarà bellissima
Talos Edizioni
Collana Polis
2019, pp. 257
15,00 euro

 

 

A cosa servono i tetti

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Dalla finestra di un piccolo paese di montagna ho provato la sensazione di quando bambino osservavo rapito i tetti, ma i tetti stavolta erano punteggiati di comignoli e il paese sembrava aprirsi a ogni sbuffata, ma il punto è che ho questa necessità di fare incontrare le parole con quello che guardo, un pegno da pagare, mi inquieta il fatto che le parole possano esistere fuori dal racconto, che senza questa illusione percepirei il mondo possibile, i fiori, il cielo, il cane che abbaia, credo insomma che il senso della vita stia nel modo di pronunciarlo. I tetti mica servono alle case, servono alle mie parole.

Gli anni dei sorrisi bianchi

Allora miei cari avevo solo gli anni dei sorrisi bianchi, una vita più piccola, tutto il senso della vita andava da me a lì accanto, articola bene le parole, mi dicevano, ma nessuno crede alle parole, pensavo, uno dice che resta e invece se ne va, ogni volta che qualcuno mi parlava dell’eventualità di scomparire restavo con il dito pigiato a lungo sull’interruttore, nessuno spenga la luce!, uno splendido tramonto s’accendeva là fuori e dentro giocavamo a esserci senza bisogno di parlare.

In lettura: “Un alfabeto nella neve”

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Di Davide Brullo non conoscevo ancora la narrativa, e “Un alfabeto nella neve” (Castelvecchi Editore) mi pare indichi di preciso la traiettoria che preferisco di recente seguire, anche da lettore: la struttura per frammenti. Il motivo per cui Brullo ha inscenato questo percorso credo si trovi nella trama, costruita attorno al carteggio Pasternak-Cvetaeva, vite che deragliano alla ricerca di un silenzio puro, quello che avvolge quando si scrive, per attutire il tremolio dell’ombra, che non la scuci mai di dosso neanche tra la neve. E al di là di questi istanti ritagliati, fra questi meandri di parole, la letteratura si presenta sempre come un grande equivoco, un labirinto spoglio, la verità cercatela altrove.

Alcuni inediti su Inverso

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Inverso – Giornale di poesia, un interessante luogo “in cui ri-cucire il panorama poetico italiano che negli ultimi anni sta prendendo forma, ha ospitato nelle sue pagine alcuni miei inediti. Un caro saluto alla redazione e in particolare al poeta Gabriele Galloni, voce giovane quanto importante, che ha voluto la mia presenza in quello spazio dedicato con passione alla poesia, che arranca ma c’è, eccome.

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Scriventi e leggenti

Parlando di poeti che nel loro approccio narrativo ci ricordano quanto conti saper distinguere uno “scrivente” da uno scrittore, Marcello Fois si spinge fino a definire anche la categoria del “leggente”, perché, allo stesso modo, non tutti quelli che leggono possono essere considerati lettori. La riflessione si sviluppa nel segno della potenza della parola, ci spinge a una consapevolezza necessaria, al disincanto, una lezione che è tutta nello sguardo rivolto al testo, in quel guardare non altrove – capacità pure preziosa, apre scenari, ma fin troppo volatile – ma in quel guardare dentro. Si tratta di un’intrinseca capacità di riconoscenza, il modo in cui leggiamo è il modo in cui catturiamo il mondo dello scrittore.