Terra mia

Personalmente non faccio niente per la mia terra, non scrivo della Calabria, mai un pensiero un rigurgito rivoluzionario, a volte pare che vado anche perdendola dentro, però ci vivo, forse non ho avuto scelta, semplicemente adeguato alla realtà, una totale assoluta inevitabile accettazione della realtà, ma io ci vedo cose che nessun altro esiliato vede, ci vedo appunto la realtà, e poi la capacità di sognare, che è probabilmente la migliore decisione che si possa prendere nella vita.

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Voci dal Mediterraneo

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Che meraviglia nella stiva del Tip Teatro di Lamezia Terme la prima di “Un mare circondato da terra”, l’esito di laboratorio teatrale di Scenari Visibili nato come omaggio a Pedrag Matvejević e al suo Breviario mediterraneo.

Delicato e toccante, lo spettacolo è parso una finestra sul Mediterraneo, gli interpreti che l’hanno abitato chiamati a rappresentare tante sfaccettature della narrazione, voci, corpi, emozioni diverse in un ciclico rondò corale. Gli spettatori incatenati ai loro posti, la musica un suono a caduta costante, una goccia, un tonfo sordo, come le onde il tempo i ciottoli del breviario, un susseguirsi di ricordi sciolti. Alcuni di questi interpreti alla loro prima prova, ma l’imbarazzo, la paura, tutto svanito di fronte all’idea di approdare, dissipare le ombre, l’attualità, dimenticare i troppi granelli infranti, le barche capovolte, anche con braccia ali troppo piccole per affrontare il mare il vento. È l’orgoglio, un fuoco che non sapevano di avere, la scena ondulatoria ma pur sempre un percorso possibile, scambiarsi parte delle proprie vite con le ferite che quando s’asciugano mai in quelle acque, e sotto i riflettori, accesi di colpo, la scena era il mondo di fuori, con la terra sotto i piedi, il cielo sopra le teste, il Mediterraneo tutto intorno.

la drammatica consapevolezza di aver terminato la distesa d’acqua disponibile

E poi le tuniche bianche, un vortice di bianco, le luci che tagliavano la scena buia conficcando i loro mantra e i loro passi lenti nel ventre della stanza silenziosa.
Si chiude infine quella scena in una preghiera, danzano sul pavimento le ultime lettere naufraghe, poi un disperato sbracciare, “lo so che stai pensando a me” urla Samir, si abbassano le luci, si è così raggiunta la drammatica consapevolezza di aver terminato la distesa d’acqua disponibile. Applausi nuotano nell’aria.

Con Maria Pia Bonacci, Loredana Fittante, Claudia Foresta, Rossella Fulginiti, Maria Claire Meugana Paching, Samir Muhammad, Giovanna Rizzo, Maria Rosaria Saffioti, Monika Sojkova, Saverio Russo, Stefania Tramonte.

Il vento là in alto che sa di mare

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foto Free-Photos (pixabay)

La mia prefazione alla silloge poetica “Nuvole inquiete” di Francesca Guarna

Francesca e il suo mondo affascinante fatto di seta, in cui sfilano montagne luce neve e stelle, giostre arcobaleni e fari, Francesca e la tempesta, vista dalle nuvole.
Queste poesie fanno appello alle emozioni, alle visioni nostre delle cose, alla nostra capacità di guardare con levità alla vita, ma con la stessa portata dei soffioni e delle nuvole, di ciò che grazie a un sostegno leggero, eppure in bilico, trova rifugio e rasenta la realtà.
In un equilibrio precario minato da parole sfugge sempre l’essenziale, e i nomignoli con cui si fa chiamare la vita si allacciano discretamente a un luogo silenzioso, come per intuirne la sospensione, il luogo della poesia, l’immenso blu nel cuore della tempesta.
La forma poetica più appropriata per realizzare in modo compiuto il passaggio della foglia in mezzo alla bufera, l’autrice la trova nella meditazione silenziosa sugli accadimenti del giorno appena trascorso, attraverso una lingua estremamente nitida. Per poi conferire voce lirica anche alla solitudine notturna.
Ma l’immaginario rimane quello delle primavere indimenticabili della propria vita, il segreto dietro l’innocenza degli anni trascorsi da tempo, il sapore di quanto tutto sembrava possibile, senza sfumature. Da quando ogni cosa è cambiata, la scoperta che così era e oggi così non è si fa poesia.

Questa raccolta ha dalla sua il vento là in alto che sa di mare.

È un ricominciare altrove, tra i versi, tutto quello che c’è da ricominciare, la magia dell’essere piena di sogni, la sensazione che non ci sia nient’altro di così perfetto al mondo dei sogni, mentre ogni piccola cosa interrotta, ogni breve distanza ⎼ c’è distanza non solo tra le persone, ma anche all’interno di un’anima ⎼ Francesca le ricompone cantando, con quell’attitudine a giocare con le parole tra suono e ritmo, a giocare con la luce come faro dal raggio sicuro.
Ma cela solo una profonda fragilità il faro altezzoso: la luce che si tuffa tra le onde perde di vista la barca persa tra le nuvole. Eppure una silloge come questa, che porta con sé la delicatezza della schiuma dell’acqua che si ritira, ha dalla sua il vento là in alto che sa di mare.

Copertina 3D

 

FRANCESCA GUARNA
Nuvole inquiete
Link Edizioni
Collana: Riverberi (poesia)
2019, pp. 136
12,00 euro

L’eta dell’argento

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Di Ginevra Bompiani ho scoperto in L’eta dell’argento una lingua estremamente attenta eppure così estrosa, ma ovattata, una forma frammentaria, dieci quindici righe e spazio e a capo, una narrativa che dà voce alla poesia, che prende toni e atmosfere da giallo, ma appena, di un colore più chiaro, dialoghi radi brevissimi nella misura dei silenzi, la storia di una scomparsa tra i meandri di un’isola sospesa in mezzo al mare, un’indagine che sonda il terreno rarefatto di quella realtà, luoghi che sembrano chiudersi a ogni passo e il dolore muto di qualcuno, e su tutto aleggia un’ombra sui fatti e sui racconti degli abitanti e le frasi perfette della Bompiani per descriverla.